C’è voluto un po’ di tempo, ma finalmente una (prima?) raccolta dei Racconti ci restituisce Tusiani quasi totalmente un Joseph inedito. Il merito va al latinista Emilio Bandiera dell’Università di Lecce, detentore di un fondo archivistico intestato all’autore e già impegnato in passato nell’edizione della sua ampia produzione latina e inglese in comode antologie.
La vena narrativa di Tusiani affonda, in realtà, nei lontani anni giovanili, quando il Nostro, nella sua straripante generosità creativa, aveva inventariato già decine di «racconti garganici», pubblicando poi nel 1952 il romanzo Dante in licenza (premiato con successive edizioni e in versione inglese più di dieci anni dopo).
Negli anni ’60, accanto all’attività poetica e traduttoria, egli aveva continuato a narrare, qua e là mandandone exempla a giornali e riviste. Ne era nato anche il progetto di un nuovo romanzo col titolo Mele per un dittatore, ma dissidi con l’editore ne avevano vanificato la realizzazione.
Dopo cinquant’anni i Racconti, finalmente riuniti e tradotti dall’originale inglese utilmente proposto in appendice, si offrono all’occhio del lettore magari ormai avvezzo al Tusiani poeta, ma anche memore delle mille pagine della sua autobiografia, stesa in italiano e pubblicata vent’anni fa. Il libro raccoglie nove racconti, sei di ambiente italiano e tre di ambiente americano. All’epoca della loro stesura Tusiani è un docente universitario quarantenne con una robusta esperienza di geografie e di storie. Dentro si porta il suo paese garganico, San Marco in Lamis, con i suoi personaggi e i suoi riti, con episodi e flash autobiografici, con vicende esemplari di povertà e di ingiustizia: la fedele memoria dell’antico bambino reso ipersensibile a quella realtà ha registrato tutto e tutto restituisce. Tusiani è forte, d’altronde, di una sua maturazione messa alla prova da un mondo e da una lingua diversi.
Ne «La serenata», ad esempio, l’autore, educato alla compostezza classicistica e al bozzetto veristico, esibisce anche un’indubbia vena umoristica, ben presente in opere poetiche specialmente dialettali; ne «Il pacco dall’Australia» si avvicina al mondo dell’emigrazione su cui poi tanto si soffermerà; in «Mele per un dittatore» (racconto omonimo del divisato romanzo) incontra la storia più grande e ne attesta la drammaticità. Più rapidamente scorciate le tre novelle di ambiente americano – « L’accompagnatore», «Margherite canadesi», «Cabina n. 333» – dove l’autore tratteggia inquietudini sentimentali legate ad incontri occasionali in scenari borghesi.
Tusiani non ha mai messo da parte la sua esigenza narrativa. Del resto come avrebbe potuto trattenere una così ricca tastiera di esperienze, senza utilizzare un versante più disteso di scrittura? La prova di una continuità, anche se più nascosta, sta in questo libro, che si raccomanda al lettore curioso di scoprire l’altra faccia del pianeta-Tusiani.
• J. Tusiani, «Racconti» (traduzione e saggio di E. Bandiera con testi originali), Edizioni del Rosone, 2010, pp. 229, euro 15,00.