Rosario Labadessa di Giuseppe Parlato
L’attenta e documentata ricerca di Marcello Ariano propone la figura di un importante esponente della cooperazione, Rosario Labadessa, nato a San Ferdinando di Puglia (Foggia) nel 1891, da famiglia di origine calabrese, e morto a Roma nel 1963. Il volume di Ariano (Rosario Labadessa cooperatore. Appunti per una biografia, Ed. del Rosone, Foggia 2009) è diviso in due parti, che corrispondono alle due fasi della vita del personaggio. La prima è costituita dal periodo che va dalla prima guerra mondiale alla caduta del fascismo, mentre la seconda è occupata dall’attività di Labadessa dal 1945 in poi.
Nella prima parte, l’Autore dà giustamente importanza alla fase “combattentistica” di Labadessa, nella quale si venne formando il senso della Nazione e dello Stato del cooperatore foggiano, proprio in sintonia con ciò che in quegli anni del primo dopoguerra andava facendo l’Opera Nazionale Combattenti che, in una posizione alternativa sia al cooperativismo rosso sia a quello cattolico, cercò di dare ai reduci una prospettiva di lavoro attraverso le cooperative.
La sua azione nell’Ente Nazionale per la Cooperazione fu, soprattutto nell’epoca della “grande crisi”, concentrata nella creazione di cooperative di consumo e nel potenziamento delle bonifiche, unendo il tema della ruralizzazione, caro al fascismo, con quello della modernizzazione: in particolare, nelle cooperative agro-alimentari operò per associare nuovi elementi alla cooperazione, togliendo ad essa quell’impronta di classe che l’aveva caratterizzata per molto tempo.
Deputato, poi consigliere nazionale, dal 1934 al 1943, fu commissario governativo del Consorzio per la Bonifica della Capitanata dal 1936 al 1938, periodo nel quale operò per la bonifica di Siponto con un obiettivo precipuo: la stabilizzazione dei contadini sul territorio non come braccianti ma come piccoli proprietari, affinché si potesse realizzare, attraverso la “sbracciantizzazione”, una effettiva sconfitta della grande proprietà latifondistica, in favore della piccola proprietà diffusa.
Dopo la guerra (segnata anche da una interessante esperienza di cooperazione in Dalmazia), Labadessa fu tra quei tecnici che furono immediatamente cooptati dalla Democrazia Cristiana per ricostituire una classe dirigente. Furono molti, tra i vertici amministrativi e tecnici, ad essere presi in considerazione dai due partiti di massa subito dopo la fine della guerra. Si trattava di coinvolgere gli elementi migliori e più qualificati nella ricostruzione del paese e poiché, per Labadessa come per moltissimi altri, la parte politica veniva sempre dopo la Nazione e lo Stato, furono in molti ad accettare di partecipare alla ricostruzione del paese, nonostante il proprio passato fascista, che in realtà era soprattutto un passato di servitori dello Stato, garanzia sicura per i nuovi governanti di competenza, di esperienza e di onestà.
Nel caso specifico di Rosario Labadessa si trattò di proseguire la sua esperienza di studioso e di giornalista, in grado di trasferire le proprie competenze alla generazione più giovane di cooperatori e di sindacalisti nell’ambito della Cisl. Il mondo sindacale, da questo punto di vista, fu quello che più di altri – contrariamente a quanto possa sembrare – visse il fenomeno del recupero degli ex fascisti: i 250 mila dirigenti centrali e periferici del sindacato fascista alla data del gennaio 1943 divennero, in larga maggioranza, i vertici del nuovo sindacato unitario del dopoguerra e rimasero nelle varie confederazioni una volta che, dopo il 1948, venne meno l’unità sindacale.
L’elemento centrale che spiega questa presenza è il mito del lavoro. Il lavoro era considerato il fattore principale di crescita e di modernizzazione dei singoli e dello Stato, inteso come collettività. Il valore del lavoro divenne così, già durante il fascismo, collettivo e pubblico e tale rimase per molto tempo nell’Italia repubblicana, fino alla contestazione del ’68. Tale fenomeno non rappresentò soltanto la messa sotto accusa dei cosiddetti “valori borghesi” ma soprattutto l’inizio del tramonto del “collettivo”, del “pubblico” e l’emergere dei bisogni e delle esigenze del singolo. Furono contestati, in quella occasione, infatti, tutti i valori collettivi della società, dalla patria alla famiglia, dalla classe alla religione, in favore della “liberazione” dei desideri personali (aborto, liberazione sessuale, emancipazione della donna, emancipazione generazionale).
Il percorso politico e sociale di Labadessa può essere giustamente preso ad esempio di un modello di società plurale e non individualista, nella quale la centralità del lavoro costituisce il veicolo principale della modernizzazione e dell’emancipazione di tutti i settori della comunità nazionale.
Marcello Ariano " Rosario Labadessa"
di Lucia Lopriore
Rosario Labadessa cooperatore - appunti per una biografia. Questo il titolo dato al nuovo volume di Marcello Ariano, noto studioso di storia patria e autore di innumerevoli saggi sul Novecento, pubblicato per i tipi delle Edizioni del Rosone “Franco Marasca” di Foggia (pp. 135, ill. b/n, Foggia 2009, € 13,00).
In quest’opera l’Autore mette in luce alcuni aspetti della vita di Rosario Labadessa al quale si deve, in massima parte, l’impegno per l’istituzione delle cooperazioni in Capitanata.
La cooperazione, intesa in senso lato, presenta una straordinaria sovrapposizione di piani; essa può considerarsi, all’unisono, movimento ed impresa; valore universale e radicamento locale; politica ed economia; impegno sociale e cultura di gestione; tradizione socialista, cattolica, repubblicana e liberale; agricoltura, manifattura, commercio, servizi, credito. Certamente, in ambito europeo, l’Italia può dirsi uno dei paesi che più ha contribuito allo sviluppo di questa forma d’impresa, e ancora oggi, se si riflette sul tale aspetto, il nostro è un movimento cooperativo organizzato, vivace, e forte di diverse aziende di rilievo nei rispettivi comparti.
Con queste premesse, sul piano della storiografia nazionale esiste un’ampia messe di studi e ricerche sulla cooperazione, che abbraccia i più disparati ambiti, dalla storia alla sociologia, dall’economia aziendale alla giurisprudenza, dalle scienze politologiche alla geografia economica. Dalla seconda metà dell’Ottocento – gli albori della cooperazione italiana – fino ai giorni nostri, una lunga serie di studiosi di diversa formazione si è confrontata con ricerche stimolanti che sollecitano approcci interdisciplinari. Le scienze storiche, per la loro inclinazione a servirsi di concetti e modelli presi a prestito da altre discipline, hanno avuto un ruolo importante, se non addirittura fondamentale, nello sviluppare ed organizzare un ricco filone di ricerca sulla cooperazione.
Seguendo questi schemi Marcello Ariano traccia un quadro storico-politico di notevole rilievo evidenziando la storia della cooperazione in Capitanata fra le due guerre mondiali volta ad approfondire ed ampliare le conoscenze ed a ripensare alcune formulazioni. E’ questa una fase particolarmente delicata per le cooperative, dato che sul territorio nazionale l’avvento e l’istituzionalizzazione del fascismo produssero un reale e forte turbamento in un movimento legato a filo doppio a culture politiche antifasciste, quali il socialismo, il cattolicesimo sociale, il repubblicanesimo. Lo stesso Labadessa fu coinvolto nelle vicende storiche che caratterizzarono l’intero periodo durante il quale egli fu protagonista del suo tempo. Se pure la storiografia ha esteso i caratteri distruttivi e violenti del primo fascismo – venati di forti accenni anticooperativi – a tutti gli anni Venti e Trenta, e ha giudicato l’intero periodo fra le due guerre una “battuta d’arresto” per il movimento (Basevi 1953). Tuttavia, pur se si riconosce che dal punto di vista socio-culturale e di partecipazione democratica dei soci si ebbe un sostanziale ripiegamento – al di là degli sforzi del regime per creare un nuovo spirito cooperativo deideologizzato –, altrettanto non si può dire per gli aspetti di carattere economico. Infatti, gli anni Venti e Trenta del Novecento rappresentarono un periodo di crescita per la cooperazione, e soprattutto di acquisizione di know-how – in termini di strategie imprenditoriali, tecnologie ed esperienze sul campo –, che si sarebbe poi rivelato decisivo nel secondo dopoguerra.
Così Marcello Ariano ha saputo consolidare le basi in ambito storiografico, di uno studio concreto sulla cooperazione durante il fascismo; in particolare, nel testo si intravede un’interessante chiave di lettura nel controverso intreccio fra i rapporti istituzionali e le aspirazioni imprenditoriali dello stesso Labadessa. L’Autore analizza come le centrali cooperative dei primi decenni del Novecento – di matrice socialista, cattolica e repubblicana – divise dalla rivalità ideologica, siano state sconfitte e dimesse dal fascismo. Infatti, molte delle cooperative prefasciste continuarono a vivere dopo l’avvento del regime, ma con nuovi amministratori o in una differente cornice istituzionale, e dunque con un rapporto modificato con il mercato. Essenzialmente, dallo studio emerge come il fascismo abbia lasciato una propria impronta importante nel movimento cooperativo, che probabilmente non è sufficiente ad attribuire a movimenti sorti in campo nazionale, come ad esempio l’Enfc, una patente di modernità, ma che sicuramente ha inciso sulla crescita complessiva della cooperazione italiana e che sembra sconfessare i giudizi radicali della storiografia degli anni Settanta ed Ottanta del secolo appena trascorso.
Così, dallo studio si evidenzia l’idea di Labadessa di concentrare l’intervento consortile sulla bonifica delle paludi sipontine,che rispondeva al criterio di ripristino produttivo in una parte del litorale adriatico fondato sulla definitiva soluzione del problema igienico-ambientale, sul riassetto dei terreni e sull’avviamento della colonizzazione con unità poderali autonome, a garanzia dello sviluppo complessivo dell’intero comprensorio sipontino.
Questi ed altri aspetti della storia del Novecento in Capitanata emergono dai documenti inediti, analizzati dall’Autore, custoditi nei varî archivi pubblici e privati, con cui egli pone in luce la figura di questo personaggio responsabile e precursore dei suoi tempi, come evidenziato dai carteggi dell’archivio del Consorzio della Bonifica per la Capitanata, dell’Archivio Centrale dello Stato, dell’archivio privato della famiglia Labadessa, nonché nella stampa locale relativa al periodo preso in esame.
L’apparato iconografico, infine, impreziosisce il volume e lo rende, per la rarità delle immagini poste a corredo, un testo assolutamente unico in linea con l’intento storiografico dell’Autore.
In definitiva è questo un libro che rappresenta un valore aggiunto alla ricerca storiografica del Novecento, che funge da corollario nel contesto bibliografico sulla storia della nostra bella terra.
Marcello Ariano - Rosario Labadessa. Cooperatore. Appunti per una biografia
….La Cooperativa è società di persone più che di capitali….
Rosario La badessa.
Una ricerca per osservare, con la lente puntata sulla complessa vicenda del cooperatore pugliese, aspetti e problemi significativi della storia politica d’Italia nella prima parte del XX secolo.
Pp. 136, ill.
Prezzo € 13,00
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